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mercoledì 16 aprile 2014

il fascio-cabarettismo



Una delle uscite quotidiane di Grillo, per la precisione la discutibile rivisitazione di Primo Levi, frutta al comico le ennesime accuse di fascismo. I presupposti ci sarebbero pure,
visto che i “me ne frego” mussoliniani suonano quasi come formule di cortesia rispetto alle sue risposte, così come i “molti nemici molto onore” appaiono riduttivi, dato che dal suo punto di vista oggi il mondo intero gli è nemico. Tuttavia, tali accuse non convincono del tutto, se non altro alla luce del fatto che il fascismo c’è già stato, e la storia, secondo un adagio quasi universalmente condiviso, quando si ripete si trasforma in farsa. Ma forse l’Italia è proprio pronta per la farsa, e dopo il fascismo è ora disponibile a sperimentare il fascio-cabarettismo. Più che nel solco della politica italiana, lo si potrà collocare in quello della commedia all’italiana, visto che se appare difficile immaginare Grillo un Mussolini che marcia su Roma, qualche somiglianza la si può ritrovare col personaggio di Gassman ne La marcia su Roma. Più difficili da immaginare, semmai, sono gli inconvenienti verso i quali si possa andare incontro questa volta.

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