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mercoledì 30 aprile 2014

Il sanculotto grillino



La cosa che più colpisce nel sanculotto grillino, cioè il militante arrabbiato, è la certezza. Non solo certezza di essere nel giusto, ché quella più o meno ce l’hanno tutti, ma di avere addirittura trovato la Via.
Spesso non ha un’idea precisa di quello che farà Grillo in un suo eventuale governo, di quali saranno le linee guida della sua politica fiscale o di quali scenari si apriranno dopo che avrà stracciato un bel po’ di trattati e di accordi, eppure non dubita che risolverà ogni problema, dal primo all’ultimo.
A sentirlo, si potrebbe credere che lui non c’entra niente con quello che è successo e che l’Italia sia precipitata in questa crisi, non solo economica, ma anche morale e civile, mentre lui si trovava all’estero. Invece le statistiche ci dicono che il sanculotto grillino ha vissuto in Italia e ha votato. Ha votato Berlusconi, il PD, ha votato pure Bossi, ecc.
Alla luce di tali trascorsi, ci si aspetterebbe un atteggiamento ben diverso. Se non un vero e proprio atto di contrizione, almeno delle scuse per il danno che col suo voto ha contribuito a recare alla collettività. Qualcosa del tipo: “scusatemi di aver votato Berlusconi, ma ero sicuro che un milionario alla guida del paese ci avrebbe fatto diventare tutti ricchi”; “scusatemi di aver votato il PD, ma mi ero convinto che D’Alema e Veltroni litigassero per i loro ambiziosi progetti di cambiare l’Italia”; “per aver addirittura votato Bossi, non oso nemmeno scusarmi, non ci sono giustificazioni che tengano, dico solo: perdonatemi se potete”.
Si potrebbe pure capire la persona orgogliosa, riluttante a chiedere scusa, ma in tal caso ci si aspetterebbe almeno il silenzio. Un meditabondo silenzio.
Invece no. Niente di tutto ciò. Il sanculotto grillino urla e strepita, scorrazza nei forum spargendo caratteri cubitali ovunque, scrive “vergognatevi” (sì, proprio lui), promette repulisti generali, minaccia gli intellettuali come fossero riproduzioni del grillo parlante (quello di Pinocchio), o, se ha un raro momento di buonumore, compatisce gli altri come se fossero creature rimaste a uno stadio evolutivo inferiore.
Ora qui non si vuole accusare, né tanto meno processare questo personaggio per il suo passato. Può succedere a tutti di sbagliarsi. Non staremo a dirgli che piuttosto che sul tavolo i pugni farebbe bene a darseli in testa, pensando a tutte le volte che si è recato alle urne negli anni passati. Ci limitiamo soltanto, noi che per inclinazione o per i fatti della vita siamo portati a coltivare l’arte del dubbio, a ricordargli che non guasterebbe domandarsi ogni tanto: “e se anche questa volta stessi prendendo una cantonata? e se fosse addirittura più grossa delle precedenti?”
Ecco un pensierino così, uno se lo aspetterebbe. Anzi, sarebbe proprio il minimo. Sarebbe pure un segnale incoraggiante, che ci permetterebbe una conclusione edificante. Potremmo dire che ogni tanto dagli errori del passato si trae insegnamento.

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