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sabato 31 maggio 2014

Il paese dei Trota

Nel forum di un giornale mi sono imbattuto nel nomignolo Trotaleggio, remake di un precedente di grande successo. Il riferimento era ovviamente a Casaleggio jr. che ha appena fatto il suo debutto
sulla scena politica che conta, lasciando presagire di poter recitare un ruolo da leader in un futuro non lontano, sempre che la performance di Grillo tra maschere, tank di cartone e corone di spine sia ancora in cartellone da qui a quando sarà.
Va detto che le somiglianze con l’originale sembrano fermarsi al simpatico appellativo, anche se per il momento ci si può solo basare su delle foto, che comunque nell'altro caso bastavano e avanzavano pure.
Ma la questione non è questa. Il giovane può pure avere le competenze necessarie a svolgere i compiti affidatigli e che verosimilmente andranno aumentando in futuro. La questione è la frequenza con cui in Italia, in alcuni settori, una straordinaria percentuale di figli segue con straordinario successo le orme dei padri.
Si dirà che stando a contatto fin da piccoli con le attività paterne sia normale per i pargoli sviluppare capacità superiori alla media, e tuttavia se si fa il confronto con un settore nel quale le doti devono essere oggettivamente presenti, per esempio quello dei giocatori di serie A, la cui prole impara a camminare nei campi di allenamento, le percentuali si abbassano clamorosamente. Non mi risulta che ci siano statistiche in merito, ma a occhio direi che i calciatori figli d’arte in attività si contano sulle dita di una mano, a fronte di un vero esercito che si trova, per esempio, tra giornalisti e politici.

Due le spiegazioni che si possono dare a tale singolare fenomeno: il talento giornalistico o politico si trasmette di padre in figlio molto meglio del talento calcistico; sulla bandiera italiana campeggia la famosa scritta ricordata da Longanesi: “tengo famiglia”.

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