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sabato 24 maggio 2014

Il senatore Razzi e l'idea dell'inferno nel terzo millennio

In questa storia tutto fa ridere. Fa ridere Razzi, fa ridere Crozza che imita Razzi, fa ridere Razzi che asseconda l'imitazione di Crozza. Ma quest'ultimo fatto fa anche pensare.

Razzi è grato a Crozza per averlo trasformato in macchietta e averlo in questo modo rivelato a se stesso. 
Sebbene nella parodia di Crozza vi sia ben poco di lusinghiero, Razzi è contento di essere diventato un personaggio. Non perde occasione per conformarsi a quella macchietta, cosa per la quale gli basta, appunto, essere se stesso. Razzi fa pensare al fenomeno di baraccone che decide di mettersi in proprio.
Ora, siamo abituati a cogliere nel fenomeno di baraccone un connotato triste, poiché lo associamo alla perdita della dignità della persona; una cosa è far ridere intenzionalmente, un’altra suo malgrado, anche se in un contesto di comici politici e politici comici, il senatore di FI forse pensa di trovarsi, e probabilmente si trova, al posto giusto nel momento giusto.
Razzi, in altri termini, ci sta dicendo, ovviamente a sua insaputa, come la dignità sia ormai un valore obsoleto e possa essere tranquillamente rottamata (quale periodo migliore di questo, del resto). Oggi il vero valore è la notorietà. Il Grande Fratello non è passato invano. Ogni altro valore può continuare a essere reputato tale solo a condizione che sia subordinato alla notorietà. Tra il senatore Razzi e il senatore Rubbia non c’è alcuna differenza. E se differenza c’è, è a favore del primo, perché più noto. L’anonimato è quanto più vicino alla dannazione possa esistere nella società contemporanea. L’idea dell’inferno nel terzo millennio si va delineando come quella di un luogo popolato da perfetti sconosciuti.

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