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domenica 29 giugno 2014

Balotelli, Mujica e la filosofia

Chiamato per dovere d’ufficio e carità di patria a difendere l’indifendibile Suarez, il presidente uruguaiano Mujica se ne è uscito dicendo: “non lo abbiamo scelto come filosofo, ma come calciatore”.
Una piccola perla di saggezza che potrebbe tornare utile anche all’Italia che si divide (tanto per cambiare) su Balotelli.
In effetti, Balotelli non è il problema, bensì l’accidente del problema. In sé è soltanto un ragazzo al quale soldi e successo non sono bastati a risolvere i problemi personali, e che semmai glieli hanno aumentati. Quello che dice non fa testo. Il vero problema è il circo che gli ruota intorno, che si suol definire mediatico ma che si potrebbe definire semplicemente circo. Quel circo che nello sfruttamento intensivo del fenomeno calcio, che deve essere spremuto fino a trarne anche l’ultimo euro, dei Balotelli fa dei maitre à penser e dei salvatori della patria part-time. Consapevolmente e colpevolmente ignorando che la grande abilità coi piedi non si associa di necessità ad altre grandi qualità di testa, e non di rado le esclude.
Allora nelle interminabili discussioni del pre e del dopo-partita, bisognerebbe forse far scorrere in sovrimpressione una scritta analoga a quelle che si usano per la pubblicità dei farmaci o degli alcolici: attenzione, ascoltare con cautela, le persone che parlano non sono filosofi né salvatori della patria.

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