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martedì 17 giugno 2014

Expo e Mose: si sa che la gente da buoni consigli...

I casi expo e mose sono un micidiale uno-due in grado di mandare al tappeto qualsiasi paese, a meno che al tappeto non lo sia già. Un invito a nozze per Grillo, che per riflesso condizionato
ha fatto risuonare il suo leit-motiv, e cioè che tutti i partiti sono ugualmente corrotti e che non esiste dunque alcuna differenza tra FI e PD. In sostanza, secondo Grillo, da una parte ci sono gli onesti, pronti a non arretrare di un passo nemmeno davanti al plotone di esecuzione, e sono militanti e votanti del M5S; dall’altra ci sono i fuorilegge, i quali a loro volta possono optare per la banda armata, oppure, se non hanno spiccate inclinazioni per le armi, per l’iscrizione al PD.
Un schema semplice ma efficace, al quale segue un toccasana altrettanto semplice ed efficace, che è quello che sta alla base della selezione dei suoi candidati: la fedina penale pulita.
Tale criterio tuttavia non tiene conto del fatto che tutti gli amministratori indagati prima che cominciassero a rubare non solo avevano la fedina penale immacolata, ma manifestavano spesso le più nobili intenzioni di questo mondo. I giornali riportano alcune dichiarazioni rilasciate da Galan all’inizio della sua avventura politica: “Non ho mai sopportato corrotti e corruttori. Non tollero le malversazioni, le ruberie. Con i ladri mai”. Sembrano parole di un militante 5S ante literam.
In realtà, fin quando si è lontani dal potere è facile essere onesti. “Si sa che la gente da buoni consigli se non può dare cattivo esempio”. I rischi subentrano dopo, nel momento in cui si ricoprono cariche pubbliche. Lo stesso Grillo sostiene, dopo appena un anno in parlamento, che molti dei suoi eletti avevano il solo obiettivo di accaparrarsi lo stipendio. Ma di ciò, appunto, se n’è accorto dopo.
Propaganda a parte, la linea di demarcazione che segna il confine tra responsabilità e non responsabilità oggettiva di un partito è data dal suo atteggiamento di fronte all’azione della magistratura. Se si fa ricorso ad affermazioni come persecuzione politica, magistratura politicizzata, ecc., è un conto; se, viceversa, viene ribadita la fiducia nei magistrati, è un altro. Almeno fino a quando non si potranno processare le intenzioni e non tenere conto del principio dell’individualità della responsabilità penale.
Non è mettendosi alla ricerca dei puri e degli incorruttibili che si affronterà il problema, e soprattutto non esistono toccasana, ma solo normali e ragionevoli rimedi. Prima di tutto, il periodico ricambio delle cariche pubbliche, essendo assodato che amministrare per decenni senza soluzione di continuità nuoce gravemente all’onestà. In secondo luogo, controlli e certezza delle pene. Un po’ di carcere, in altri termini, non guasterebbe.

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