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venerdì 6 giugno 2014

Grillo, Farage e il riposizionamento politico

Finché ha potuto, Grillo ha provato la “strategia Casini”, stare cioè con un piede in due scarpe. Se quello pensava di dirigere il traffico occupando il centro, Grillo si era accaparrato l’oltre.
Non l’oltretomba, come qualcuno aveva erroneamente creduto a furia di sentir parlare di morti e di zombi. Solo l’oltre. La qual cosa se comunque in concreto non significava niente, offriva il vantaggio di poter accogliere chiunque senza tanti imbarazzi.
Dopo le elezioni ha però capito che il bacino in cui pescare a sinistra si è pericolosamente ridotto, e semmai c’è il rischio di trasformarsi da pescatori in area di pesca per gli altri. Con un PD al 40% e una lista di sinistra comunque viva e combattiva, non è rimasto molto da raccogliere.
Nello stesso tempo ha constatato come continui l’erosione del consenso berlusconiano, senza che altre forze politiche appaiano per il momento in grado di appropriarsene. Dopo essere rimasto a lungo in agguato su entrambi i fronti, il comico-politico ha deciso di puntare su quello che obiettivamente appare oggi il più sguarnito e quindi il più conquistabile. Pazienza se perde qualche altro voto tra i propri elettori con simpatie di sinistra, che non ne saranno rimasti molti, la speranza è di prenderne molti di più tra quelli in libera uscita dall’altra parte.

Per questo motivo, a mio parere, l’alleanza con Farage non va letta tanto e solo nel quadro europeo, ma piuttosto come una tappa nella strategia di riposizionamento sulla scena nazionale. Consapevole di non essere risultato credibile come leader di sinistra, ci prova con la destra. Con tutte le incognite del caso, essendo stato quello dell’elettore berlusconiano un atto di fede ancor prima di un voto politico, e rimpiazzare una religione con un'altra non è impresa di facile realizzazione.

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