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giovedì 26 giugno 2014

I mondiali dell'Italia

C’è un campionato mondiale che l’Italia vince immancabilmente a ogni edizione. Quello della spesa. È un dato di fatto. Se proprio un commento vogliamo fare, è che non molti salteranno
sulla sedia per lo stupore nell'apprendere tali notizie. Il capo della polizia prende più del doppio rispetto a quello dell’FBI; l’ambasciatore in Germania prende il triplo del cancelliere tedesco; il Quirinale costa quattro volte l’Eliseo; ecc. La stessa corte dei conti, che dovrebbe vigilare sulla spesa pubblica, è la più cara d’Europa, e fatica pure a controllare se stessa.
Questi campionati l'Italia li vince anche quando perde. Come in Brasile. L’hotel più caro, la pattuglia di accompagnatori più numerosa, una nave container al seguito... Sembra che ci fosse pure un agronomo (?). Se i francesi hanno speso un terzo, se gli accompagnatori inglesi sono stati un terzo di meno, se addirittura i tedeschi hanno comprato il residence e con tale investimento alla fine ci guadagneranno pure, beh… fatti loro.
I giornali che hanno diffuso tali dati, probabilmente timorosi di sollevare polemiche, hanno precisato che almeno fino ai quarti la spedizione sarebbe rimasta in attivo, in quanto si tratta di soldi (tra i quattro e i sette milioni di euro, a seconda dei giornali) ricevuti dalla FIFA. Come pure li hanno ricevuti i francesi, gli inglesi e i tedeschi. Che però risparmiano.
Siccome la maggior parte dei finanziamenti, di cui la somma ricevuta dalla FIFA rappresenta comunque meno del cinque percento, la Federcalcio la riceve dal CONI, che a sua volta riceve i soldi dallo stato, un eventuale risparmio sarebbe stato indirettamente un risparmio per lo stato.
Ma i dirigenti della Federcalcio non seguono questo logica. Ragionano piuttosto come molti industriali italiani hanno fatto per decenni. Se ci sono degli utili, sono utili dell’azienda; se il mercato non tira, tocca allo stato mettere mano al portafoglio.

Numerose procure sono attualmente alle prese con le spese folli di consiglieri e assessori. Molti hanno commentato che costoro non fanno onore alla loro funzione di rappresentanti della collettività. Errore. La cosa che fanno meglio, anzi, forse l’unica che fanno come si deve è proprio questa: ci rappresentano.

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