.

.

mercoledì 4 giugno 2014

Il tranquillo percorso di un politico verso il carcere

Quando cominciano a circolare strane voci, di solito intorno a un appalto gonfiato o a un’opera pubblica costata quattro o cinque volte più del previsto, il politico dichiara candidamente
di esserne totalmente all’oscuro. Se non fosse sindaco, assessore o deputato verrebbe da pensare che di mestiere faccia l’asceta, al quale nessuna voce arriva di ciò che succede in questo mondo.
Al momento dell’avviso di garanzia è tranquillo, spesso tranquillissimo. La sua sola ansia è di essere sentito al più presto dai magistrati in modo da poter chiarire la sua posizione.
Una volta arrestato, il politico, che prima voleva solo chiarire la sua posizione, decide di dimostrare la sua assoluta estraneità alla vicenda. Se proprio è in vena di fare un’ammissione, confessa di aver peccato di ingenuità fidandosi delle persone sbagliate.
A conclusione dell’iter processuale, una sentenza di condanna nei suoi confronti può essere solo di tre tipi.
Il primo tipo è una sentenza politica, quando cioè i suoi nemici, mantenendo il più rigoroso anonimato, hanno fabbricato delle prove false contro di lui, per esempio versando alcuni milioni di euro in conti aperti a suo nome. Il secondo è una sentenza ingiusta: in sostanza, lui avrebbe operato convinto di meritarsi un premio e invece viene ricompensato con una condanna. Il terzo è un errore giudiziario, il giudice deve averlo scambiato con un omonimo.
Candore, tranquillità, innocenza… questi sono i tratti distintivi che emergono nelle traversie giudiziarie di un politico. E qualcuno vorrebbe pure chiuderlo in carcere. Pensa un po’.

Nessun commento:

Posta un commento