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venerdì 20 giugno 2014

La fretta e la cortesia del M5S

La principale novità di queste ultime settimane della vita politica italiana è il mutato atteggiamento di Grillo. Non solo è uscito dal blog, ma sembra che sia uscito correndo.
Dopo essere rimasto oltre un anno a godersi beato lo spettacolo, una fretta improvvisa si è impadronita di lui. Sarebbe un fatto inspiegabile, visto che si tratta della stessa persona che quando tutti si interrogavano sul nuovo governo correva mascherata sulla spiaggia, se non sapessimo che in mezzo ci sono state le elezioni europee.
Di Maio, la voce di Grillo quando Grillo tace, arriva ad accusare Renzi di scortesia solo per non aver risposto a tamburo battente alle richieste del suo leader. Difficile stabilire quale sia il metro della cortesia, visto che si fa riferimento a quello stesso Renzi che fino a un mese fa veniva omaggiato col grazioso appellativo di “ebetino di Firenze”. Può darsi che ci sia dietro la positiva influenza dei modi british di Farage, ma comunque anche qui il dato certo è che in mezzo ci sono state le elezioni.
In compenso, il risultato elettorale non ha scalfito la logica del M5S. È la stessa di prima: se Napolitano riceveva Berlusconi legittimava un pregiudicato; se invece riceveva Grillo, riconosceva il rappresentante di nove milioni di italiani. Allo stesso modo oggi se il M5S dialoga con quelli che fino a dieci giorni fa dovevano andare a casa senza se e senza ma lo fa perché vuole dare “un contributo fondamentale alle riforme”, se invece il PD dialoga con Forza Italia lo fa perché è complice di Forza Italia.
A Renzi, per contro, va riconosciuto di aver dato una bella risposta. Nessuno ha la verità in tasca, ha detto. Può darsi, come ha scritto qualcuno, che tirerà comunque per la sua strada, nondimeno la risposta è stata elegante. Chissà come avrebbe risposto Grillo se il 40% lo avesse preso lui.

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