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giovedì 3 luglio 2014

Razzeide

Ogni volta che un microfono incontra la voce di Razzi, il titolo sui giornali è assicurato. Si può pure capire visto che Razzi è un comico naturale, uno cioè che non ha bisogno dell’ingegno

per far ridere. Anzi, nel suo caso una dose minima d’ingegno provocherebbe l’effetto contrario. Razzi è, nel suo genere, un fenomeno. Una barzelletta che se ne va in giro per il mondo con le proprie gambe.

Non ci sarebbe nulla da ridire se il personaggio occupasse i palcoscenici dell’avanspettacolo. Si comprerebbe pure volentieri il biglietto per andare a vederlo. Il problema è che invece occupa un posto in parlamento. È come convocare il vicino di casa sedentario e sovrappeso in nazionale. Sicuramente sarebbe una comica per tutti i novanta minuti, ma a sganasciarsi delle risate sarebbero i tifosi della squadra avversaria. I sostenitori della nazionale non ci troverebbero molto da ridere. Se già una prestazione al di sotto delle aspettative occupa l’apertura dei telegiornali e le prime pagine di tutti i quotidiani, in un’evenienza del genere le proteste sarebbero memorabili.
In parlamento invece viene meno quell'elementare logica che vale anche per una partita di calcio, per cui uno che non avrebbe i requisiti per fare il vice-portaborse del portaborse del parlamentare fa invece il parlamentare.
Anche se Razzi deve ringraziare il suo santo in paradiso, non si tratta di un miracolo. C’è un’altra spiegazione, una spiegazione desolatamente semplice. Tra i suoi colleghi Razzi si distingue per la comicità, non per l'incompetenza.

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