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sabato 12 luglio 2014

Streaming e trasparenza

Lo streaming, introdotto dal M5S come simbolo di una nuova epoca di trasparenza della vita politica, non sempre nei fatti viene in soccorso della trasparenza.

In realtà, a voler essere veramente trasparenti bisognerebbe mandare in streaming non solo gli incontri con presidenti del consiglio in carica e incaricati, nei quali si mette in scena un copione già scritto e facilmente prevedibile, ma soprattutto quelle assemblee in cui punti di vista diversi si confrontano e si scontrano, spesso in maniera anche aspra. Come per esempio accaduto in quella che ha visto il fedelissimo di Grillo finire inaspettatamente sul banco degli accusati. Ma si capisce che a voler essere veramente trasparenti l'autogol è dietro l'angolo, come se a teatro si mettessero in scena le prove anziché la rappresentazione. Ecco perché ci sono streaming che il M5S non manderà mai, né più né meno di tutti gli altri partiti ben attenti a non lasciar trapelare quello che accade dietro le quinte.
In effetti, più che una novità della politica, lo streaming è una novità di marketing politico. Non a caso di tanto in tanto non lo disdegna nemmeno Renzi, che volendo svolgere il ruolo di anti-Grillo è costretto per una sorta di principio omeopatico a essere un po' Grillo.  

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