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lunedì 28 luglio 2014

Un saggio di democrazia diretta

Nell'universo fondato sulla democrazia diretta può succedere che un cittadino comune, uno che se ne sta tranquillo in vacanza nella sua casa al mare a prendere il sole, a correre sulla spiaggia
e a farsi una nuotata, si accorga accendendo il computer o sfogliando il giornale che nel suo movimento c'è qualcosa che non va. Qualcuno dice cose strane, qualcun altro studia da leader, qualcun altro ancora prende addirittura iniziative personali... Insomma, c'è confusione. Comprensibilmente irritato, il cittadino comune, anche se non occupa alcuna carica, si mette immediatamente in macchina, si reca a Roma, riunisce i parlamentari e gli schiarisce un po' le idee. In streaming, se vuole informare il paese, ma, se preferisce la discrezione, anche a porte chiuse.
Obiettivamente è un gran bella cosa questa democrazia diretta, ma sfortunatamente non tutti ne possono beneficiare. I militanti dei normali partiti che decidessero di intraprendere simili spedizioni probabilmente non arriverebbero a parlare nemmeno col segretario del segretario, e comunque non dentro il parlamento. Allo stato attuale per usufruire di tale opportunità bisogna necessariamente appartenere a un movimento nel quale uno vale uno.

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