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martedì 1 luglio 2014

Un'idea tutta italiana della legge

Il decreto che introduce l’obbligatorietà del POS ha immediatamente sollevato proteste. Gli interessati avrebbero potuto chiedere sgravi fiscali o costi più bassi,

invece di contestare il provvedimento stesso. Già questa reazione la dice lunga sulle motivazioni che vi stanno dietro. Inutile aggiungere altro.

L’aspetto interessante è l’originalità della norma, probabilmente destinata ad attirare l’attenzione degli studiosi del diritto. Per la prima volta infatti si introduce un obbligo senza prevedere una sanzione. Nemmeno in materia religiosa si trova qualcosa del genere.
Il fatto è tanto più curioso visto che l’obiettivo dovrebbe essere la lotta all'evasione fiscale, muovendo dal presupposto che all'interno delle categorie interessate ci sia una presenza significativa di soggetti che cittadini modello proprio non si possono definire. Laddove invece questa norma punta esclusivamente sulla loro collaborazione, cosa che se già ci fosse escluderebbe l’evasione fiscale nonché le norme stesse destinate a combatterla.
La sensazione è che si tratta di uno di quei casi nei quali il governo interviene non tanto per conseguire un risultato, ma giusto per salvare le apparenze, e nei quali alla fine ottiene sempre di non conseguire il risultato e di non salvare nemmeno le apparenze. Come un poliziotto che vedendo qualcuno in procinto di sfilare il portafoglio a un altro, si avvicinasse timidamente dicendo "guarda che queste cose non si fanno", per andarsene poi tranquillamente per la sua strada.
A meno che nella foga riformista il governo non abbia in mente di innovare anche la filosofia del diritto, mettendo per iscritto un'idea tutta italiana della legge: chi vuole osservarla, la osserva; chi non vuole, può non osservarla.

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