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venerdì 25 luglio 2014

Una storia edificante

Per quanto il discorso di Galan non sia molto lineare, cosa peraltro comprensibile in un uomo che varca la soglia del carcere, alcuni punti emergono in maniera piuttosto chiara.
L’incazzatura per non essere stato aiutato dagli amici di un tempo, per quanto molti di loro si trovino oggi nell’oggettiva impossibilità di muoversi, e l’amarezza per aver ricevuto meno di quel che si aspettava, anche se ai giudici è sembrato che abbia ricevuto pure troppo.

In compenso, come nelle storie di Dickens, anche nella vicenda di Galan non mancano i risvolti positivi. Innanzi tutto, c’è nel suo soggiorno in carcere un lato istruttivo, se non illuminante, per lo stesso protagonista. In mancanza di libri e di altre distrazioni, potrà dedicarsi a tempo pieno alla lettura dell’ordinanza di carcerazione e capire finalmente il senso del suo impegno politico che ancora sembra sfuggirgli. Inoltre, come succede in Tempi difficili o nei Racconti di Natale, c’è pure un aspetto edificante. Le sue prime parole pronunciate al fresco, infatti, sono state quelle che si vorrebbero sentire sempre alla fine di questo tipo di storie: “con la politica ho chiuso”.



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