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domenica 3 agosto 2014

Cervelli in fuga: il caso Scilipoti

Il fenomeno dei cervelli in fuga non riguarda solamente i giovani, ma sempre più spesso interessa anche quelle che potremmo chiamare le vecchie leve. In quest’ultimo caso però,

forse anche per motivi anagrafici, il corpo non ne vuole sapere di muoversi e rimane lì dov’è: a fuggire è solo il cervello. La seconda differenza riguarda la destinazione. Mentre si sa dove finiscono i giovani studiosi, i quali peraltro di tanto in tanto ritornano, nulla si sa di dove finiscono questi altri cervelli. Se ne perdono completamente le tracce, tanto che qualcuno arriva a dubitare che siano mai esistiti. Convinzione generale invece è che si tratti di viaggio di sola andata e nessuno si attende un loro ritorno, nemmeno per le vacanze.

Prendiamo il notevole caso di Scilipoti, che di questa categoria di cervelli in fuga può essere considerato il simbolo. I cronisti lo intervistano con sospetta frequenza, probabilmente per verificare se per caso sia rientrato, ma ogni volta devono prendere atto che di esso non ci sono notizie. Lo stesso Scilipoti, nelle espressioni colte da alcuni fotografi, sembra essere il primo a interrogarsi su che fine abbia fatto. Un po’ parla di scie chimiche, un po’ di extraterrestri, un po’ va in escandescenze… vuole forse comunicarci qualcosa? ha qualche sospetto su dove possa esser finito il suo cervello? ha visto la direzione che prendeva quando è fuggito? Difficile rispondere a tali domande, e forse proprio per l’alone di incertezza che lo avvolge, il caso appassiona non solo gli studiosi ma anche la gente comune, e se ne parla così tanto.

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