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venerdì 29 agosto 2014

Grillo e gli intellettuali

Pur raccogliendo tra i suoi sostenitori figure del calibro di Giannuli e Becchi, per tacer di Scanzi, Grillo torna periodicamente a lamentarsi dell’ostilità degli intellettuali nei suoi confronti.
Usiamo ovviamente la parola lamentarsi come forma edulcorata, si lamenta come si può lamentare lui. La questione comunque merita di essere approfondita.
Il primo pensiero va a motivi di natura economica, essendo su questo argomento il comico-politico estremamente suscettibile, ma non crediamo che gli intellettuali abbiano rapporti di dare/avere con lui. A quanto risulta Grillo è in rapporti di affari con Google e Amazon, ma non con gli intellettuali.
Possiamo anche escludere la rivalità. Gli intellettuali, poverini, a parte qualche inascoltato appello e occasionali girotondi, conducono vita piuttosto ritirata, non ambiscono a occupare posti in parlamento o alle municipalizzate, e ciò li esclude praticamente da qualsiasi competizione. Al massimo aspirano a qualche laurea honoris causa, ma in questo caso non hanno motivi di temere la concorrenza di Grillo, al quale solo l’università del Trota potrebbe conferire una laurea honoris causa.
D’altro lato, che i politici e il potere in generale si lamentino degli intellettuali non è un fatto nuovo. Gli esempi si sprecano. Gobetti o Rosselli invisi a Mussolini, Thomas Mann o Bertold Brecht a Hitler, Pasternak o Bulgakov a Stalin... giusto per fare qualche nome. Lungi da noi l’intenzione di accostare Grillo ai suddetti politici. Sono lontani anni luce, è chiaro. Beh, anni luce forse no, diciamo anni. Anche in quei casi comunque l’ostilità era forte.
Ma cosa fanno questi intellettuali di tanto diverso dalla gente comune? Nulla, se ne stanno a casa e pensano. E siccome a starsene a casa non si da fastidio a nessuno, per esclusione l’unico motivo plausibile è l’altro.
È di qualche mese fa la dichiarazione dei militari tailandesi golpisti: “Non togliamo loro (gli intellettuali n.d.r.) la libertà: solo una settimana in cella per dar loro il tempo di pensare”.
Ecco, la lingua batte dove il dente duole. Forse il motivo per cui gli intellettuali non amano Grillo è il più semplice di tutti: perché pensano.

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L'elogio di Bossi

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