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venerdì 8 agosto 2014

Il delfino di Berlusconi

Berlusconi, diciamolo, ha fatto del suo meglio per tirarsi su un erede a sua immagine e somiglianza. Ci ha provato con Fini, ma l’incantesimo si è rotto quando
l’ha visto agitarsi sulla sedia al parlamento europeo, come se volesse scomparire sotto un banco, mentre lui si complimentava a modo suo con Schultz. E' stata quindi la volta di Alfano, e anche in questa occasione si è ripetuta una scena analoga, con il nuovo delfino a mettersi le mani nei pochi capelli mentre lui intratteneva - sempre a modo suo - la stampa. Fitto non ha nemmeno fatto in tempo a diventare delfino, che già si è ritrovato declassato a comune pesce azzurro. In mezzo ce ne sono stati molti altri, fulminati sulla via di Arcore e ad Arcore rimasti fulminati.

Ma quando sembrava che Berlusconi avesse definitivamente rinunciato all’idea di allevarsi un delfino, il caso ha voluto che inaspettatamente ne trovasse uno, per così dire, già confezionato, per il quale non c’era nemmeno bisogno di faticare per portarlo a palazzo Chigi, in quanto a palazzo Chigi c’era già, e, come testimoniato dal suo entourage, è scoppiato l’amore. Un po’ come succede al principe di Salina, che si affezione al nipote più che ai suoi figli per le affinità che lo accomunano a lui. Eh sì, il principe di Salina, proprio quello del Gattopardo.

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