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giovedì 14 agosto 2014

L'elogio di Bossi

Bossi non sarà stato il più grande politico degli ultimi cinquant’anni, ma per certo è stato molto abile. Il giudizio su un politico infatti non si misura soltanto
con l’ampiezza del consenso che riesce a raccogliere. Ottenere il consenso costituisce la metà del suo lavoro; l’altra metà consiste nel farlo fruttare. Uno può raccogliere il 10% dei consensi e incidere nella vita politica del paese per un decennio, come ha fatto Bossi, o anche dominarla, come fu il caso di Craxi (che probabilmente sarà il prossimo a essere elogiato da Grillo), oppure può sfiorare il 30% e valere poco più del due di coppe quando la briscola è a bastoni.

Succede spesso a Grillo di dire più di quel che vorrebbe dire. Tra le righe di questo elogio si legge l’implicita consapevolezza di aver perduto un’occasione storica. Con quel tesoretto di nove milioni di voti che mai più riavrà, nemmeno se Renzi in autunno prosciuga i conti correnti degli italiani, Grillo avrebbe potuto a suo tempo dettare l’agenda politica del governo, indebolire l’ala più conservatrice del PD, e da quel momento in poi non avrebbe potuto che crescere. Se solo avesse avuto l’intelligenza politica di Bossi. Non è un caso che questo elogio arrivi nel momento in cui abbandonando l’antica intransigenza ha provato a salire in tutta fretta sul treno delle riforme. Sfortunatamente il treno non solo era già partito, ma quasi giunto a destinazione.

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