.

.

venerdì 15 agosto 2014

Il CT della nazionale: una storia italiana 2


Si ha un bel dire che altrove la nomina di Conte a ct della nazionale sarebbe apparsa inopportuna. Altrove tante altre cose sarebbero apparse inopportune, a cominciare dalla nomina
del suo diretto superiore. Ma per l’Italia Conte era, come ben sintetizza Repubblica nel titolo, un predestinato. Gli ingredienti in effetti ci sono tutti: la condanna, per la quale continua a proclamarsi innocente, anche se aveva chiesto il patteggiamento (ma in Italia, si sa, gli innocenti di solito chiedono il patteggiamento), la tirata contro i giudici, motivo per cui è stato deferito (ma in Italia, si sa pure, i giudici oltre a essere comunisti sono anche antijuventini), e il conflitto di interessi, anche se chiamato a scegliere tra un giocatore del suo stesso sponsor e quello di uno sponsor rivale, per certo non si farà influenzare (come non si fanno influenzare i giornalisti delle tv private quando parlano del loro datore di lavoro). Se poi aggiungiamo che ha cominciato la carriera di allenatore quasi calvo ed è giunto all’apice capellone, non si può più parlare di semplici coincidenze. Conte è l’uomo giusto al posto giusto, secondo gli esperti di calcio, ma è soprattutto nel paese giusto.

Link:

Balotelli, Mujica e la filosofia

I mondiali dell'Italia


2 commenti:

  1. Caro quarto pensiero,.a..lei non deve essere molto simpatico il mondo bianconero,.....si consoli......non è solo......almeno la metà degli italiani.....sono con lei.......ma prima di criticare ..aspetti almeno i risultati........perbacco.....ehehehehh

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Salve, Danton, sembra che ci troviamo spesso su punti di vista diversi. In verità, seguo lo sport e il calcio, e se uno è più bravo è giusto che vinca, quindi non ho nulla né contro la Juve né contro altre squadre. Quello che non mi piace è quando il calcio viene subordinato al business o, peggio ancora, quando diventa strumento di manipolazione dell’opinione pubblica, poiché allora passa la logica del vincere a ogni costo, anche a dispetto dei valori dello sport. Nel caso specifico, non mi pare che il soggetto possa essere degno rappresentante di questi valori. E’ vero che ha scontato la pena comminatagli ed è a tutti gli effetti un allenatore come un altro, ma io ci penserei due volte prima di votare un sindaco che è stato condannato per cattiva amministrazione. Senza contare l’ingaggio, che mi sembra veramente offensivo nell’Italia attuale. Se la FGCI aveva l’opportunità di ottenere due milioni dallo sponsor, avrebbe potuto destinare l’altro milione e mezzo a più nobile causa. Tutto qui. Come scriveva oggi un giornalista, mi pare del Fatto, sogno un ct che lo faccia per amore.

      Elimina