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domenica 7 settembre 2014

Il poeta Marchionne

Abbiamo ceduto alla Svizzera il ricco contribuente Marchionne, all'Olanda la fabbrica più importante e agli inglesi i suoi introiti fiscali, ma ci possiamo consolare. Ci siamo tenuti il consulente politico.

Almeno questo è gratis.
Qualcuno (a proposito di poesie) pensava che l'anomalia del sistema produttivo italiano fosse una grande industria fin dalle origini poco abituata a misurarsi col mercato, e piuttosto incline a vivere di aiuti e commesse di stato, e spesso e volentieri a mischiarsi in intrecci non del tutto chiari col potere politico. Ognuno avrebbe detto che il simbolo di questa anomalia fosse proprio la Fiat.
Nessuno invece immaginava che l'anomalia italiana consistesse nel mercato del lavoro, se oggi Marchionne non ce lo avesse rivelato in endecasillabi sciolti, forte di un'autorevolezza che gli deriva dal grande contributo che negli ultimi anni a quello stesso mercato del lavoro ha saputo dare.
Altrove qualcuno avrebbe da ridire sulla costruzione logica del racconto, ma non in Italia, dove ciascuno farebbe spallucce anche se Totò Riina fornisse consigli per rafforzare la legalità e mantenere la sicurezza dello stato.

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