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martedì 16 settembre 2014

La mistica del cambiamento

Qualcuno si era illuso o pensava che il tramonto di Berlusconi avrebbe posto fine a quel populismo che insinuatosi nella vita politica nazionale col debutto della Lega, era diventato
in un paio di decenni il linguaggio dominante della comunicazione politica. L’avvento del M5S ha invece spazzato via questa illusione. Chi ancora non l’aveva capito ha dovuto prendere atto che ormai il populismo aveva messo solide radici. In particolare, ne ha dovuto prendere atto il PD. Non solo che questa nuova forma di comunicazione non sarebbe scomparsa, ma che se non vi si fosse adattato sarebbe stato il PD a scomparire. Ecco dunque il miracolo Renzi.
Dopo la mistica dell’amore di Berlusconi e quella dell’onestà di Grillo, nasce dunque la mistica delle riforme e del cambiamento, il renzismo, un pensiero cioè nel quale il cambiamento viene sempre più delineandosi come fine a se stesso. L’importante è la fare la riforma, che poi possa migliorare o peggiorare le cose diventa quasi un fatto secondario. Il leitmotiv è: meglio fare le riforme che non fare niente. Si prenda a esempio la riforma del senato. Alla fine sembra essere servita soltanto a poter dire “nessuno fermerà il cambiamento”. 

Un approccio che non fa molto ben sperare, e non sembra del tutto infondato il sospetto che quando sarà cambiato tutto non sarà cambiato niente.

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