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lunedì 13 ottobre 2014

La diplomazia più pazza del mondo


Se ancora rimane avvolto nel mistero il nome del premier di un futuro governo grillino, sappiamo chi sarà il ministro degli esteri. È vero che l’incarico non richiede grandi qualità. Dopo
Frattini e Mogherini, anche un soprammobile farebbe la sua figura. Basta tenere a mente un paio di frasi: “l’Italia farà la sua parte”, “l’UE deve parlare con una voce sola”, “auspichiamo un intervento dell’Onu”, e il gioco è fatto.  Ma proprio per questo motivo, uno che ha la smania di fare di Di Battista, il quale in maniera irrituale ha posto la sua candidatura ai giornalisti e approfittando del fatto che il regolamento del M5S esclude più di due mandati come parlamentare ma non altri due come ministro, nonché di non avere un lavoro che lo attenda fuori dal parlamento, si è prenotato un’altra poltrona, uno come Di Battista, dunque, è, come direbbero quelli dell’Economist, “unfit” all’incarico. Troppe cose, in altri termini, farebbe. Riconoscimento del califfato, contestuale ritiro dell’ambasciatore a Washington, tour in Africa per scoraggiare allevamenti ovini e bovini, raid in Sudamerica per promuovere nuove rivoluzioni sulle orme del Che…
Non stonerebbe invece a Cinecittà, a scrivere il copione de La diplomazia più pazza del mondo. 
Titoli di coda che scorrono sui bombardamenti su Roma.

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