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venerdì 28 novembre 2014

I vice niente

Dunque, Grillo compie il fatidico passo. Nomina quelli che la maggior parte dei giornali chiama "i cinque vice". Vice di che cosa non si capisce, visto che Grillo ha sempre ripetuto di
non essere niente. Vice-megafoni, vice-garanti o forse proprio vice-niente. Qualche giornale usa invece il termine di "eredi", che forse sarebbe più appropriato. Senonché, trattandosi di movimento proprietario, per avere valore tale passaggio sarebbe dovuto avvenire davanti a un notaio. Qualcun altro parla di direttorio, che potrebbe andare meglio, visto che in giro c'è pure un Napoleone. Ma il modo più preciso di definirli è probabilmente quello di tuttofare di Grillo.
Ciò che però appare nettamente contrario a quanto accade in qualsiasi partito (a maggior ragione in un movimento) è la procedura. I cinque non sono eletti né dagli iscritti né dai parlamentari, ma calati dall’alto. Si tratta di una prassi simile piuttosto a quella del papa che nomina i cardinali, con la sola differenza che la nomina dei cardinali non è poi ratificata dagli iscritti.
Inoltre, forse inconsapevolmente influenzato dal porcellum, Grillo ha adottato lo stesso sistema che contesta per le elezioni politiche: quella delle liste bloccate. Gli iscritti potevano soltanto accettare o rifiutare i cinque nomi in blocco. Evidentemente il porcellum gli piace solo di produzione propria. 

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