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sabato 15 novembre 2014

Il giorno dello sciacallo

Borghezio arriva a Roma per visitare il quartiere di Tor Sapienza e portare la sua solidarietà a un cittadino aggredito. Non perché aggredito, ma perché si presume che gli aggressori
fossero dell'est. Qualora si scoprisse che erano italiani, lui è pronto a riprendersi la solidarietà portata.
Dunque, Borgezio arriva a Roma ma non viene a dire in che modo il suo partito abbia affrontato il problema dell'immigrazione nei dieci anni in cui è stato al governo, quattro dei quali proprio alla guida del ministero degli interni, né quali risultati abbiano prodotto le leggi che ha fatto approvare, alcune delle quali portano il nome del suo ex leader, non viene a dire quali soluzioni innovative abbiano attuato i sindaci e i governatori del suo partito e quanto siano migliorate le condizioni di vita delle periferie delle metropoli che hanno amministrato, come per esempio a Milano dal 1993 al 2011, o nelle regioni che ancora amministrano, né quali proposte convincenti lui e i suoi colleghi abbiano fatto valere a Bruxelles. Non viene nemmeno a spiegare se nelle università albanesi si insegni anche tecnica di contenimento delle migrazioni di massa o se la 'ndrangeta abbia messo in atto strategie di contenimento del fenomeno.
No, Borghezio non viene a dire e a spiegare nulla di tutto ciò, e il motivo è assai semplice. O meglio, naturale. Lo sciacallo accorre solo perché ha annusato l'esistenza di una carcassa, e sa che quella carcassa gli assicurerà la sopravvivenza. Non si occupa di risolvere il problema, né tanto meno della sua origine. Anzi, che qualcuno abbia lasciato lì la carcassa è per lui una benedizione di Dio.


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