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lunedì 17 novembre 2014

La coscienza di Beppe

I morti rappresentino sempre l'argomento più efficace. Grillo fa sua la lezione di Borghezio e un attimo dopo l’annuncio delle vittime provocate dal maltempo è pronto a dire che stanno
sulla coscienza di Renzi e Alfano. Un’affermazione eccessiva. I due uomini nuovi possono avere altre responsabilità, ma non quella di una disastrosa politica del territorio che in Italia risale a prima della loro nascita, e comunque a scanso di equivoci il capo del governo si è prontamente mosso per identificare altri responsabili, che a loro volta ne hanno indicato altri, e così via in un percorso che conosciamo già e sappiamo dove conduce.


Il punto però non è questo, bensì la coscienza di Grillo, perché ciò che lui attribuisce a Renzi e Alfano potrebbe benissimo essere attribuito a lui. Ha forse proposto il suo appoggio a un governo Bersani ponendo la condizione di un piano di recupero del dissesto idrogeologico del paese? Oppure, altro tema di attualità, ponendo la condizione di una nuova politica per le periferie metropolitane? Non l’ha fatto. L’idea che siccome lui non sta al governo non è responsabile di nulla poteva valere fino alla vigilia delle ultime elezioni politiche, fino a quando cioè era un privato cittadino e non il capo del secondo partito italiano. Oggi non più. Oggi anche a lui si possono adattare i versi di De André: anche se voi vi credete assolti siete lo stesso coinvolti.

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