.

.

mercoledì 17 dicembre 2014

Francesco e il Dalai Lama

È bello ogni tanto essere d’accordo con Grillo, se non altro per liberarsi del dubbio di essere mossi da pregiudizio quando lo si critica. Per il motivo opposto, non è male ogni tanto essere
in disaccordo col papa. L’occasione è, se si vuole usare un eufemismo, il mancato incontro del Dalai Lama con papa Francesco. O, se l’eufemismo lo si vuol risparmiare per miglior causa, il rifiuto del pontefice di ricevere il leader tibetano.
Non c’è dubbio, come dice Grillo, che in Vaticano siano stati ricevuti soggetti della più variegata specie, molti dei quali, aggiungiamo, non si sono proprio distinti per spiccate virtù cristiane, né prima e né dopo l’incontro. Non c’è nemmeno dubbio che si tratti di una scelta politica.
Sapevamo già che prima dei diritti universali, molto prima, vengono gli interessi economici particolari. È stato proprio per la difesa di tali interessi che le democrazie occidentali hanno fatto a gara nell’ingraziarsi il governo cinese, facendo finta di non vedere che da oltre cinquant’anni la Cina occupa il Tibet, calpestandone la cultura e cancellandone sistematicamente l’identità. Del resto, il visto negato al Dalai Lama dal Sud Africa, paese che fino a ieri ha conosciuto l’apartheid, è più significativo di tutte le celebrazioni dedicate e che saranno dedicate a Mandela da qui all’eternità.
Ora abbiamo pure la conferma che anche in Vaticano vale la stessa logica. Prima dei valori cristiani vengono gli interessi della politica cristiana. Anche per la chiesa infatti la Cina rappresenta un mercato tutt’altro che trascurabile. Un mercato di anime, certo, ma pur sempre mercato.


Link:

Nessun commento:

Posta un commento