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giovedì 4 dicembre 2014

Il messaggio forte

Riepilogando: tre giorni fa arriva la notizia che l’Italia ha conquistato il poco invidiabile primato di paese più corrotto d’Europa. Il giorno dopo (giustizia a orologeria?) scattano gli arresti
dell’inchiesta sulla cupola politico-mafiosa nella capitale. A questo punto c’era bisogno di un messaggio forte. E il messaggio forte è arrivato. Anzi, ne sono arrivati più di uno. Le richieste alla magistratura di fare chiarezza e andare fino in fondo, senza le quali la magistratura avrebbe potuto dire: abbiamo scherzato, tornatevene tutti a casa. La decisione del segretario di commissariare il pd romano con il presidente del partito, il quale pur vivendo a Roma e pur non essendo l’ultima ruota del carro, ha dichiarato candidamente a Rainews di non aver mai avuto il minimo sentore di quello che stava succedendo nel suo partito. In sostanza, l’uomo giusto al posto giusto. Infine, sono arrivati i fatti: il rifiuto del senato di concedere l’autorizzazione all’utilizzo delle intercettazioni nell’inchiesta che vede coinvolto il senatore Azzolini, indagato dalla procura di Trani per una maxifrode di 150 milioni di euro.

Si cambia verso.



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