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venerdì 19 dicembre 2014

La Lega del Sud

Probabilmente le idee di Salvini sull’igiene dei napoletani non sono cambiate e la sua fiducia riposta nel Vesuvio non è venuta meno, si trattava di convinzioni radicate, tuttavia
la ragion politica lo spinge oggi a varare una Lega in versione meridionalista. Il verde cede il posto a un bel blu di berlusconiana memoria e il nome del partito scompare del tutto, per evitare imbarazzanti ricordi.
All’inizio la strada deve essergli sembrata impraticabile. Come immaginare una Lega senza il Sud e i suoi terroni cui dare addosso? Ma poi, contemplando la carta geografica, Salvini ha avuto l’illuminazione, si è accorto che c’era un Sud ancora più grande, molto più grande, e con un esorbitante numero di terroni. Non solo dunque mettendo il secondo sud al posto del primo, la paura non veniva meno, ma anzi si moltiplicava. Via libera, dunque, per il nuovo motto: paure di tutta la Penisola unitevi.
L’operazione del resto, secondo gli addetti ai lavori, promette bene. Sembra che possa contare già su un bacino di voti significativo e destinato a crescere. Evidentemente al Sud molti sono contenti di essere finalmente considerati Nord. A pensarci bene, la cosa ha del miracoloso. Loro non si sono mossi da dove stavano, né geograficamente né tanto meno dal punto di vista economico. Non è cambiata nemmeno la qualità della vita, Agrigento e Enna stanno sempre in fondo alla classifica, eppure adesso il Sud è sotto di loro, dall’altra parte del Mediterraneo.

Verrebbe da dire che è venuta meno anche la logica del Gattopardo. Non c’è più bisogno di cambiare tutto per non cambiare nulla, ora non si cambia nulla e cambia tutto.


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