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mercoledì 24 dicembre 2014

Le nobili motivazioni del Jobs Act

Se da una parte il jobs act realizza il nobile intento di liberare le forze dell'economia a lungo represse dalla tirannia dell'art.18, tanto che gli investitori stranieri appena appresa la novità
stanno già riempiendo valigette di denari da portare nel nostro paese, dall'altra ha l'altrettanto nobile obiettivo di porre fine alle discriminazioni tra lavoratori e lavoratori che obiettivamente non sono una bella cosa. E siccome non è possibile averli solo di serie A, tanto vale averli tutti di serie B.
Ma proprio mentre il provvedimento entra in dirittura di arrivo, altri nodi vengono al pettine. Solerti commentatori si affrettano a far notare che ci si è dimenticati dei dipendenti pubblici. Loro rimangono ancora in serie A, e questo è un problema. Se si vuole puntare a una società giusta, bisognerà retrocedere anche loro. Veramente non c'è pace. Sembra che niente sia più refrattario alla giustizia del mercato del lavoro.
Fortuna che la nuova schiavitù non è lontana, perché se della schiavitù è stato detto tutto il male possibile, ma una cosa positiva bisogna riconoscergliela. Non creava disparità, non c'erano schiavi di serie A e schiavi di serie B.

Link:

La riforma del lavoro

La retrocessione dell'operaio

Un'equazione con una sola incognita

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