.

.

mercoledì 10 dicembre 2014

Lo schema di Grillo

A Roma i 5S mettono in scena il déjà vu. Marino li invita a governare insieme per provare a risollevare la città. In teoria una doppia occasione per il Movimento: poter
esercitare un controllo diretto sulla politica cittadina per indirizzarla su binari di legalità e trasparenza, come tante volte hanno detto di voler fare, e nello stesso tempo poter mostrare a tutti le proprie capacità.
Ci si poteva quindi attendere che gli eletti del partito di Grillo al Campidoglio si precipitassero sull’offerta di Marino. Invece la loro risposta è stata una generica disponibilità a collaborare ma non in giunta, secondo il principio voi governate e noi, supremi portavoce del popolo, giudichiamo se fate bene o fate male.
Ma anche ciò è sembrato eccessivo a Grillo, il quale, giusto per confermare il passo indietro appena compiuto, ha sentenziato che Marino se ne deve andare a casa. Punto e basta.
Cosa potrebbe succedere in questa evenienza non è difficile immaginare, anche perché è lo stesso di quanto già accaduto a livello nazionale. Anziché un governo nel quale il M5S avrebbe potuto essere azionista di riferimento e contribuire a dare una sterzata alla politica nazionale, ha spianato la strada a Renzi. Così, anziché sostenere Marino, persona onesta non a caso invisa al PD romano e ai mafiosi, lavorano per mandarlo a casa, in modo che Renzi abbia gioco facile nel metterci un altro al posto suo, magari un politico di professione.
Grillo è come un allenatore che conosce solo uno schema, palla in tribuna, e quello attua, sia che giochi con la Juve Stabia sia che giochi col Brasile, è come un generale che conosce una sola tattica, attacco frontale, e quella attua sia che si trovi di fronte quattro ribelli arroccati in un casolare, sia che si trovi di fronte Rommel.

Nessun commento:

Posta un commento