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sabato 17 gennaio 2015

Guerra santa: istruzioni per l'uso

Alla fine, se guerra santa dev’essere, se cioè la coppia Le Pen-Salvini riuscirà a convincere i rispettivi elettorati, guerra santa sarà. Conviene quindi prepararsi fin d’adesso
e vagliare attentamente la strategia da seguire. Una guerra santa è roba che rimane nei libri di storia e va organizzata nei dettagli se non si vuole andare incontro a una sconfitta santa e ritrovarci tutti in moschea.
Il primo passo, ovviamente, sarà varare un governo di emergenza. Il ministero della guerra, anzi della guerra santa, sarà chiaramente uno dei posti chiave del nuovo esecutivo. Giuliano Ferrara, che si allena da anni a combattere da solo, parte in pole position. Agli esteri ci vuole qualcuno che faccia paura. La Santanché sarebbe l'ideale. Borghezio andrà alla propaganda o la propaganda andrà da Borghezio, insomma, da qualche parte si incontreranno. Alla Giustizia, invece, un tipo equilibrato, come Cristiano Magdi Allam. Quanto al ministero degli interni, non importa. Va bene chiunque. Se funziona adesso con Alfano, funzionerà anche da solo.
La prima fase del conflitto si svolgerà necessariamente nel nostro suolo. Essendo stati vittime in questi anni di una silenziosa invasione, bisognerà prima di tutto regolare i conti con i musulmani presenti. Li si metteranno nelle stesse condizioni in cui si trovano i cristiani nei loro paesi. Occhio per occhio, dente per dente: così funziona la guerra santa. Ma poiché nei loro paesi le condizioni dei cristiani variano, per semplificare si prenderà a modello l’Arabia Saudita dove i cristiani non possono fare nulla, e così non c’è il rischio di sbagliarsi.
Dunque, i musulmani italiani saranno per prima cosa chiamati a convertirsi nel termine perentorio di ventiquattr’ore. Per evitare che qualcuno faccia il furbo, verrà istituito un apposito corpo di polizia che avrà il compito di effettuare severe verifiche. Potranno visitare le abitazioni dei convertiti per verificare che abbiano effettivamente abbandonato il loro precedente stile di vita. Si controllerà che in frigo ci siano mortadella e salame e bottiglie di Chianti in cantina. A scanso di ogni ulteriore equivoco, i poliziotti potranno anche fermarsi per tutta la durata del pasto per appurare che le suddette vettovaglie vengano effettivamente consumate e non stiano là a fare da specchietto per le allodole.
Coloro che invece rifiuteranno di convertirsi verranno immediatamente prelevati, portati in aeroporto e spediti nei paesi di origine, e se sono nati in Italia, nel paese di origine dei genitori o dei nonni, e così via fino alla settima generazione. Dall’ultima volta che si è proceduti a una tale operazione (fu nella penisola iberica) sono passati più di cinquecento anni. Il know-how è andato perduto. Ma la sicurezza del leader rassicura, ha viaggiato molto, è stato in Russia, è stato in Corea del Nord, certi problemi sa come risolverli.
Certo, non nascondiamoci dietro un dito, l’impatto sulla nostra economia ci sarà e non sarà affatto benefico. Questi musulmani tra la preparazione di un attentato e la sua esecuzione lavoravano pure, ma in tempi di guerra il popolo deve essere pronto a fare sacrifici. E questo in Italia, dove è già abituato a farli in tempo di pace, non sarà difficile.
Dopo aver fatto piazza pulita, sarà necessario un inasprimento delle pene. Per il tradimento della patria e per l’apostasia religiosa verrà introdotta la pena di morte. Chi verrà colto inginocchiato in direzione sud-est, cioè verso la Mecca, verrà punito con la pena di morte da eseguire sul posto, a meno che non possa dimostrare di essersi inginocchiato per altro motivo. Anche chi verrà trovato in possesso del Corano verrà punito con la pena di morte da eseguire sul posto per non ingolfare ulteriormente i tribunali, già abbastanza ingolfati dai cristiani.
Si procederà contestualmente nel creare un filtro efficace volto a impedire che in futuro qualcuno possa riprovarci. L’Italia ha più di settemila chilometri di coste e c’è poco da girarci intorno. Vanno presidiate. Settecentomila soldati armati di tutto punto vigileranno uno ogni cento metri lungo le coste, con l’ordine di sparare a vista contro qualunque cosa si muova. In Corea del Nord funziona così, e funziona bene: non un solo musulmano è riuscito a entrare. Quando gliel’hanno detto, Salvini si è commosso, quasi non ci voleva credere.
Rimane poi il problema del turismo. Per evitare che qualche attentatore musulmano travestito da turista possa aggirare le misure di sicurezza, in tutti gli aeroporti al varco dei controlli verrò istituito un buffet con stuzzichini a base di salumi e il solito bicchiere di Chianti, che il turista dovrà consumare seduta stante sotto l’occhio vigile del funzionario di dogana per fugare ogni dubbio. E se afferma di essere ebreo o induista, peggio per lui. In una guerra santa non si va per il sottile.
Anche il protocollo del salvataggio in mare andrà rivisto. Trattandosi di una situazione più delicata della squadra di salvataggio farà parte anche un prete, di modo che oltre alla prova gastronomica, possa procedere a una rapida interrogazione del naufrago sui principali dogmi del cattolicesimo. Dare il via libera a salire sulla nave in caso di esito positivo, oppure somministrargli una cristiana benedizione e lasciarlo al suo destino nel caso contrario.
Ma mettiamo che dopo aver liberato il sacro suolo della patria dal nemico, il califfato lanci nuove offensive. Del resto, il leader Al-ecc. ecc. l’ha detto chiaramente che vuole trasferirsi a San Pietro. L’ha pure messo in un fotomontaggio che qualcuno all’inizio aveva erroneamente creduto opera di Grillo. Ebbene, in questo caso c’è poco da fare. Bisognerà combattere. È inutile farci illusioni. Una guerra santa non è una guerra come le altre. I nostri nemici ce lo insegnano. Bisogna saper ricorrere anche alle armi non convenzionali. Non al nucleare, che comunque come estrema ratio ci potremmo far prestare dai nostri alleati francesi, ma alle missioni suicide e alle cinture esplosive sicuramente sì. Fortunatamente l’entusiasmo dei nostri interventisti a un secolo di distanza è rimasto immutato. Per il 24 maggio possiamo essere pronti.
Calderoli ha detto di essere pronto a combattere, e dunque la prima cintura esplosiva è assegnata. Il suo collega di partito Bonanno non vorrà essergli da meno. Assegnata anche la seconda. Ma lo spirito di emulazione presto dilagherà tra i ranghi leghisti, ed è facile prevedere che i centomila fucili si possano considerare anche centomila cinture esplosive. Centomila eroi in più per centomila leghisti in meno: un cambio vantaggioso.
Nell’infelice ipotesi che il nostro Caro Leader dovesse finire prigioniero del nemico, non bisognerà per nessuna ragione intavolare trattative. Come lui stesso ha voluto precisare, pagare un riscatto per liberare un compatriota sarebbe una vergogna. Questa fermezza gli fa onore. Per quanto riguarda invece il coordinamento delle missioni suicide potrà essere nominato un esponente del PD. Uno qualsiasi, tanto da quelle parti sono tutti i massimi esperti di suicidi.
Ma sopra ogni cosa sarà fondamentale la preghiera. Come tutte le guerre sante del passato dimostrano, dalla vittoria di Costantino a Ponte Milvio alla battaglia di Lepanto, è di vitale importanza assicurarsi che Dio sia dalla nostra parte.


                                                      Joan Baez: With God on our side

Link:


La nuova guerra di religione

2 commenti:

  1. Ciao Enrico,
    ho letto, molto divertita, questo post in stile "satira preventiva" e, per ora, si sorride e si ride, ma sotto l'ironia la brace reazionaria brucia sempre di più, chissà cosa si aspetta '??!
    Fata C

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    1. Ciao Fata C, la strada verso il peggio è sempre in discesa.

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