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mercoledì 14 gennaio 2015

La nuova guerra di religione

Sul Corriere della Sera Piero Ostellino da voce a quella larga platea che invoca la guerra santa, o qualcosa di simile. L’idea che sta alla base del suo discorso sarebbe,
almeno in parte, corretta. È un dato di fatto, riconosciuto peraltro anche da molti intellettuali musulmani, che tra le tre religioni monoteiste l’Islam è oggi la più refrattaria alla modernità. Lo è oggi. Non perché ontologicamente diversa dalle altre due, come invece sostiene Ostellino, ma per ragioni storiche. Refrattarietà, va pure detto, che all’occidente è tornata utile e molto si è adoperato per mantenerla. Senza spingerci in là fino all’Iraq creato a tavolino dopo la prima quella mondiale o al colpo di stato in Iran nel 1953, basterebbe menzionare il sostegno ai talebani in funzione antisovietica o la seconda guerra del Golfo, o ancora il sostegno al regime saudita. Ma tali ragionamenti alla ricerca del peccato originale rischiano di innescare le solite polemiche ideologiche e, soprattutto, non servono a dare quelle risposte che devono venire dal futuro.
“Da figlio del Cristianesimo e del liberalismo mi chiedo come si possano uccidere uomini e donne in nome del proprio dio”, si chiede Ostellino, che vittima di un clamoroso lapsus non ricorda che i musulmani non tagliarono più teste in Sicilia di quanto ne tagliarono i cristiani a Gerusalemme, né che a bruciare sul rogo Giordano Bruno non furono i musulmani. E di Giordano Bruno ce ne sono voluti tanti per arrivare al cristianesimo di oggi.
La verità è che la storia delle religioni monoteiste è storia di persecuzioni, poiché ognuna di esse, per sua natura, è intollerante. Né potrebbe essere altrimenti. Partendo dal presupposto di essere i soli detentori della verità, è logico escludere che qualcun altro possa essere nel giusto. Se cristianesimo ed ebraismo si sono, per così dire, evoluti, ciò è avvenuto obtorto collo, poiché hanno dovuto misurarsi con una cultura filosofica altrettanto antica. Ma ancora nella seconda metà dell’Ottocento Pio IX era tutt’altro che tenero verso la modernità e identificava, solo per fare un esempio, nella locomotiva a vapore il segno del demonio. La “tolleranza” del cristianesimo moderno deriva soltanto dalla necessità di adattarsi a una mutata realtà per non scomparire. E che si tratti di necessità fatta virtù lo dimostrano le tutt’altro che occasionali preoccupazioni su preservativi e status giuridico delle coppie omosessuali.
Così come non esistono religioni buone e cattive, non esistono nemmeno religioni immutabili. Le religioni si trasformano sotto la pressione delle idee e dei costumi. Così come è cambiato il cristianesimo e come è cambiato l’ebraismo, cambierà anche l’Islam. Una residua minoranza di integralisti ci sarà sempre, o almeno fino a quando esisterà una religione, come continuano a esserci minoranze di integralisti cattolici o di ultraortodossi ebrei, ma si tratterà di minoranza sostanzialmente estranea alla comunità di origine e quindi meno motivata a combattere in suo nome. Ci vorrà del tempo affinché questo processo si compia, ci vorrà soprattutto la spinta di quei musulmani aperti al cambiamento, ma anche l’Islam cambierà. Il filosofo Abdennour Bidar, autore di una bella lettera al mondo musulmano (il suo mondo), pubblicata dall’Huffington Post, appare, nel senso illuminista, molto più occidentale di Ostellino.

Tutto ciò, ovviamente, se si ragiona da persone veramente convinte dell’universalità di quei valori riconosciuti nelle nostre democrazie.

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