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domenica 1 febbraio 2015

La discreta vittoria di Grillo

La lettura di tutti i commentatori politici sull’elezione del presidente della repubblica è unanime. Ha vinto Renzi. La spiegazione è chiara. Il presidente del consiglio
ha colto l’occasione. da una parte, per privilegiare l’unità del partito, che negli ultimi mesi aveva sacrificato ai suoi obiettivi, e, dall’altra parte, per dimostrare che nel patto del Nazareno la posizione di forza è la sua, non quella di Berlusconi.
La lettura è unanime, ma con una non trascurabile eccezione. Quella di Giannuli. Lo stesso che per l’attentato di Charlie Hebdo evocava la possibilità del complotto internazionale con coinvolgimento di Putin in funzione anti-Hollande e a favore di Le Pen. Infatti la popolarità di Hollande dopo l’attentato è passata dal 15% al 40%.
Giannuli, dunque, parla di “discreta vittoria” del M5S. Da esperto di complotti qual è, non si ferma ai fatti ma si inoltra nelle intenzioni. Renzi pensava a qualcun altro, ma la provvidenziale lettera del duo Grillo-Casaleggio ha mandato a monte i suoi piani costringendolo a puntare su Mattarella. 
Sarebbe piaciuto al generale Cadorna un  ufficiale così, uno che all’indomani di Caporetto gli avesse detto “è stato un discreto successo”. E infatti a Grillo piace.
Tanto è lo slancio che il sagace Giannuli non riesce a fermarsi. Formula pure una diagnosi di “coma profondo” per il patto del Nazareno. Come Berlusconi possa permettersi di archiviare tale patto, essendoci di mezzo la “roba”, e perché abbia scelto di votare scheda bianca, assecondando di fatto il disegno renziano, Giannuli lo spiegherà nella prossima puntata del suo meraviglioso viaggio nel regno delle intenzioni.
Quel che è certo, per intanto, è che continuando con queste "discrete vittorie" il M5S rischia di stravincere.

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La notte dell'onestà e della demagogia

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