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giovedì 5 febbraio 2015

L’Europa unita e solidale

Il ragionamento non fa una piega. L'abbiamo sentito diverse volte. La Grecia deve onorare i suoi debiti perché i debiti vanno onorati.
Giornalisti ed economisti autorevoli si sono dilungati in persuasive esemplificazioni per il grande pubblico: così è facile per chiunque domandare un prestito per costruirsi una casa o andare in vacanza e poi dire condonatemi il debito. Alcuni non hanno risparmiato toni più polemici, dicendo che non è giusto che gli altri lavorino e paghino mentre i greci se la spassano.
Eppure nel 1923 la Germania smise di pagare il suo debito, dopo che l’anno prima le era stato ridotto del 60%. E nel 1953, per evitare il default, ottenne la possibilità di dilazionare il 50% del debito per trent’anni, mentre il pagamento del rimanente fu rinviato alla sua unificazione. Infatti, fu pagato a partire dal 1990 ma, di nuovo per evitare il default, le fu evitata la rinegoziazione prevista dall’accordo e poté beneficiare dei tassi del 1953 (circa un quarto rispetto a quelli del 1990). Né la Germania ha mai versato i risarcimenti per i danni e le distruzioni provocate dal suo esercito in Grecia durante la seconda guerra mondiale e quantificati dalla Conferenza di Parigi del 1946 in 7 miliardi di dollari (80 attuali).

Certo, si potrà osservare, erano altri tempi. Ed è vero. Non esisteva ancora l’Europa unita e solidale di oggi e non c’era nemmeno la BCE a vigilare.

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