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domenica 15 febbraio 2015

Pillole: Dostoevskij, I Demoni

«Perché ridete, perché ridete così malignamente? Non spaventatemi. Ora io sono come un bambino, un sogghigno come questo mi può spaventare a morte. Sentite, io non vi farò vedere a nessuno,
a nessuno; sara necessario. Egli esiste, ma nessuno lo ha visto, si nasconde. Poi, sapete, basterà mostrarvi anche ad uno solo fra centomila, per esempio. E la voce correrà per tutta la terra: “l’abbiamo visto! l’abbiamo visto!” Hanno detto che Ivan Filippovic, dio Sabaoth, salire in cielo su un carro davanti a tutti, l’hanno visto con i “loro stessi” occhi. E voi non siete Ivan Filippovic; voi siete bello, orgoglioso come un dio che non cerca niente per sé, avete l’aureola della vittima che “si nasconde”. A questo punto diffonderemo due o tre giudizi salomonici. Macché gruppi e cinquine; i giornali non serviranno. Basterà soddisfare una sola preghiera fra diecimila, e tutti accorreranno con le loro suppliche. In ogni sperduto angolo ogni musik saprà che esiste da qualche parte una certa buca, dove si gettano le suppliche da esaudire. E la terra in un sol gemito gemerà: “Viene la nuova legge di giustizia”, e il mare si agiterà, e tutta la baracca crollerà, e allora noi penseremo al modo migliore di costruire al suo posto un edificio di pietra. Per la prima volta! Noi costruiremo! Noi, noi soli!»
«Follia», disse Stavrigin.

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