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venerdì 13 marzo 2015

Berlusconi, corsi e ricorsi giudiziari

Poco più di 10 addietro, per la precisione nell’ottobre del 2003, la corte di Cassazione assolse Andreotti dall’accusa di essere il mandante dell’omicidio del giornalista Pecorelli,
per il quale la corte d’Assise lo aveva condannato a 24 anni di carcere. Andreotti ne uscì con “la stima rinnovata di amici e compagni di partito, unitamente al rispetto di molti avversari politici”, come scriveva D’Alema. “Sentimenti ai quali” D’Alema si univa “senza riserve”. E dire che qualche riserva non sarebbe stata fuori luogo. Andreotti era reduce da un’altra assoluzione che lo riconosceva colpevole del “reato di associazione a delinquere” fino al 1980 (il reato di associazione di stampo mafioso sarebbe stato introdotto un paio di anni dopo) con il beneficio della prescrizione. La “stima rinnovata”, insomma, andava a un politico che aveva collaborato con la mafia. La stessa mafia, per intenderci, che in quegli anni uccideva Pio La Torre, Mattarella, Boris Giuliano, ecc. Altrove sarebbe bastato ciò a demolire la reputazione di un uomo politico. Altrove, non in Italia, dove invece quella sentenza della Cassazione fu salutata come una sorta di bagno purificatorio che liberava Andreotti non solo dalle imputazioni processuali, ma dalla sua storia, cancellando i vari Sindona, Gelli, Lima, ecc.
Reazioni simili salutano oggi l’assoluzione di Berlusconi. Un’assoluzione che sembra riguardare non solo l’imputazione, ma la persona, investita quasi dell’aura di martire, come se non avesse mai frequentato i vari Lavitola, Gelli (lo stesso di prima) Dell’Utri, ecc. e come se non fosse stato condannato per frode fiscale, cosa che già da sola, altrove, si intende, basterebbe a far uscire di scena qualunque uomo politico.

Anche oggi, come nel 2003, qualche rappresentante dell’altra parte politica non manca di intervenire. Oggi tocca all’ex sindaco Emiliano, lontanissimo dall’essere D’Alema, come del resto dimostra la sua affermazione secondo cui i magistrati dovrebbero scusarsi. Una dichiarazione che si faticherebbe a credere, considerato che nel corso del processo è cambiata la formulazione del reato, per la precisione tra il primo e il secondo grado, cioè tra condanna e assoluzione, e considerato pure che viene da un ex magistrato, se Emiliano non fosse anche candidato alla carica di governatore, e quindi molto sensibile all’aria che tira. 


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