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giovedì 26 marzo 2015

Un partito dannoso e pericoloso

A considerare gli aggettivi utilizzati, “dannoso e pericoloso”, verrebbe da pensare che Fabrizio Barca si sia confuso e che nella sua relazione abbia finito con l’occuparsi non dell’argomento
di cui doveva occuparsi, ma di altro. Tipo associazioni malavitose o cose del genere. Invece si riferisce proprio al PD romano. Come abbia fatto in due mesi Fabrizio Barca, non Sherlock Holmes, a scoprire ciò che altri non avevano scoperto in venti anni non è dato saperlo. La cosa certa, invece, è che tale relazione non ha suscitato nel partito quel gran dibattito che ci si sarebbe potuti attendere. Il segretario-presidente del consiglio, per esempio, che un hashtag non lo nega a niente e a nessuno, non ha battuto ciglio. E dire che il nome stesso del relatore di spunti ne offriva: #finchelabarcava, #siamotuttisullastessabarca, #nontirareiremiinbarca, ecc. Né, tanto meno, sono intervenuti i leader storici del PD romano, come Veltroni o Zingaretti, il quale peraltro ha visto pochi giorni dopo il suo capogabinetto dimettersi perché indagato per mafiacapitale.
Non vogliamo adesso fare un processo alle intenzioni, non diciamo è impossibile che Veltroni e Zingaretti non si siano resi conto del modo di agire dei loro collaboratori e dei signori delle tessere. Fermiamoci a ciò che dichiarano: erano all’oscuro di tutto. Viene tuttavia da porsi un'altra domanda. Si parla molto dell’amministrazione pubblica in termini manageriali, ebbene, quale carriera farebbe in un’azienda privata un manager che non si accorge che i suoi dipendenti truccano le carte o sottraggono risorse all’azienda? Arriverebbe ai vertici come succede in ambito politico?

Link:

La cupola romana

Regolamento di conti

Cadere dalle nuvole

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