.

.

martedì 21 aprile 2015

La propaganda dell'odio

Credo che ogni qualvolta succeda una tragedia come quella del Canale di Sicilia ci sia qualcuno che esulta. Ma non mi riferisco a coloro che inondano la rete con post indecenti.
Questi sono, per così dire, la bassa manovalanza, in una guerra sarebbero i soldati semplici, quelli che alla vigilia del conflitto si arruolano volontari sedotti dagli slogan roboanti della propaganda, quelli che finiscono in prima linea e che escono contenti dalle trincee per farsi impallinare per primi quando i comandanti si vogliono togliere il capriccio di avanzare di qualche decina di metri o di dare semplicemente un segnale al nemico. Mi riferisco agli altri, a quelli che manovrano e che la propaganda sapientemente dosano, e che in queste occasioni esultano in silenzio.
Se si dovesse sintetizzare la rivoluzione berlusconiana - intendo la trasformazione culturale che il berlusconismo ha prodotto nella società italiana in questo ventennio, perché le altre rivoluzioni di Berlusconi sono rimaste sulla carta -, basterebbero due parole-chiave: giustizialismo e buonismo. Due parole nuove che sono figlie del matrimonio tra berlusconismo e leghismo, due facce della stessa medaglia populista. Due parole che insieme formano un meccanismo semplice, simile al gioco delle tre carte, e perciò efficace: se si difende il potente si è garantisti, se si difende il poveraccio, buonisti; se si accusa il poveraccio si tutela la legalità, se si accusa il potente si è giustizialisti.
Una propaganda paziente e metodica che alacri servitori, ora in veste di giornalisti, ora in veste di personaggi televisivi, hanno svolto e svolgono con assiduità e che ha prodotto il risultato che vediamo oggi, per cui il pensionato e la casalinga che non hanno mai preso una multa in vita loro temono lo strapotere dei giudici e un poveraccio si rallegra della morte di un altro poveraccio che arriva da fuori perché vede in lui la causa del suo essere poveraccio.
Una propaganda astuta perché è riuscita a irretire i più deboli e a minare quella che rappresentava la loro principale forza: la solidarietà.

Link:

Guerra santa: istruzioni per l'uso

Storia della colonna infame. 2015.

Nessun commento:

Posta un commento