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mercoledì 8 aprile 2015

L'onorabilità secondo D'Alema

D’Alema fa bene a difendere la sua onorabilità, perché, se intende l’essere oggetto di indagine giudiziaria, la sua onorabilità è fino a oggi integra.
In quarant’anni di politica non è stato mai indagato, né è stato mai sfiorato dal sospetto di sfruttare la sua attività per arricchirsi.
Tuttavia, c’è anche un secondo modo di intendere l’onorabilità, quello di molti elettori di sinistra che conservano memoria di altri standard di moralità. Sarebbe stato difficile, per esempio, che qualcuno parlasse con Berlinguer di bottiglie di vino da promuovere, seppur in modo del tutto lecito, e ancora più difficile che qualcuno dicesse di lui “le mani nella merda ce le mette”.
In questa distanza c’è la differenza tra l’onorabilità nel modo in cui la intende D’Alema e l’onorabilità nel modo in cui la intendono ancora molti elettori di sinistra, per i quali la familiarità con quel sottobosco di faccendieri, intermediari e parassiti vari, che ruotano intorno alla cosa pubblica, costituisce di per sé un’ombra.   
Certo, si dirà, Berlinguer non ha mai gravitato nell’area di governo. E forse il punto sta proprio qui. Può essere che nel momento in cui diventi ministro o presidente del consiglio entri per forza di cosa in familiarità con questa gente, fino a mettere le mani nella merda. Manca la controprova, ma può essere. Nel dubbio, continuiamo a ritenere difficile che lusinghe e regali avrebbero potuto trasformare, anche se fosse stato al governo, un Berlinguer in D’Alema.

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