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domenica 26 aprile 2015

Pillole: Tolstoj, I racconti di Sebastopoli (1)

Spesso mi si è affacciato alla mente uno strano pensiero: che cosa accadrebbe se una delle due parti contendenti proponesse all’altra di allontanare da ogni esercito un soldato?
La richiesta potrebbe forse apparire insolita, ma perché non soddisfarla? Poi mandarne via un altro, da entrambe le parti, poi un terzo e un quarto, e così via, fino a che non rimanesse che un solo soldato in ciascun esercito (ammettiamo che gli eserciti si equivalgano in potenza e che la quantità si possa scambiare con la qualità). A questo punto, se necessariamente con la forza si devono risolvere, tra ragionevoli rappresentanti di esseri dotati di intelletto, questioni politiche già di per sé complicate, si affrontino pure questi due soldati, uno cinga la città d’assedio, e l’altro la difenda. Questo ragionamento può apparire un paradosso, ma è corretto. Quale sarebbe infatti la differenza fra un russo che combatte contro un rappresentante degli alleati, e ottantamila che combattono contro ottantamila? E perché non centotrentacinquemila contro centotrentacinquemila? Perché non ventimila contro ventimila? Perché non venti contro venti? Perché non uno contro uno? Una possibilità non è affatto più logica dell’altra. L’ultima, per contro, è molto più sensata, perché più umana.
Tolstoj, I racconti di Sebastopoli


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