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venerdì 3 aprile 2015

Triste, solitario y final

Dunque, si è compiuta in poco più di tre anni la parabola di Bersani. Da padrone indiscusso del partito, a leader della minoranza a semplice rappresentante di se stesso.
La fedeltà dei bersaniani, che pure era stato lui a portare in parlamento, è durata meno della metà di una legislatura.
Ma Bersani ha poco da recriminare. Probabilmente si considerava presidente del consiglio in pectore ben prima delle elezioni, e questa sicurezza lo ha reso prima arrendevole ai desiderata di Napolitano e poi lo ha spinto a concedere a Renzi delle primarie dalle quali aveva tutto da perdere e niente da guadagnare. Concedendogliele, soprattutto, senza nulla in cambio. Senza, per esempio, l’impegno a candidarsi a vice, come si usa negli Stati Uniti, da dove le primarie sono state importate e dove lo sconfitto gioca per il vincitore, anziché continuare a giocare per sé come ha fatto Renzi. Senza nemmeno, in alternativa, esigere dallo sfidante l’impegno a partecipare alle elezioni con una sua lista, se proprio voleva portare i suoi uomini in parlamento. Invece Bersani, sicuro di aver vinto, si è concesso il bel gesto. Anzi, si è concesso più di un bel gesto, pensando che la sua occasione restasse lì ad aspettarlo, e invece aveva cominciato già ad allontanarsi con la comparsa di Monti. 
I commenti degli ex bersaniani, che hanno fatto seguito alle sue ultime uscite sull’Italicum, evidenziano adesso come l'ex leader sia ormai considerato alla stregua di un ospite che sta in casa da ben più di tre giorni e che si spera si decida prima o poi a levare le tende. Viene in mente lo Stan Laurel di Soriano, ma senza un Marlowe che ne prenda a cuore le sorti. Triste, solitario y final.

Link:

Un partito dannoso e pericoloso

Le preoccupazioni di Bersani

Non aprite quella porta

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