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lunedì 11 maggio 2015

I Grillo-Leaks

La notizia sui Grillo-Leaks è stata accompagnata su tutti i giornali da commenti di seguaci di Grillo accomunati dal registro del sarcasmo: “grande scandalo,
non si parla né di Rolex né di tangenti”. È vero, gli audio diffusi non evidenziano alcun malaffare, ma riguardano soltanto il funzionamento del partito. In effetti, non aggiungono nulla di nuovo a ciò che ogni osservatore dotato di un minimo di senso critico non avesse già compreso, e cioè che, al di là degli slogan, degli “uno vale uno”, dei garanti e dei controgaranti, la democrazia è pura facciata. Grillo e Casaleggio decidono arbitrariamente, disponendo degli strumenti giuridici per farlo. Ma tutto ciò, appunto, chi voleva capirlo non  aveva bisogno dei Grillo-Leaks per capirlo.
La riflessione che invece alla luce dei commenti viene da fare è un’altra, se cioè le condizioni del paese, – corruzione, mala politica, ingiustizie sociali, ecc., – giustifichino o meno l’accettazione di tali modalità, che oggi sono interne al partito ma che domani, arrivando il partito al governo, potrebbero interessare tutti. In altri termini, ammesso e concesso che Grillo sia il depositario dell'onestà, è accettabile l’idea di una delega in bianco?

Personalmente, penso di no. Portando il discorso alle sue estreme conseguenze, è sempre preferibile, a mio avviso, una democrazia corrotta a una dittatura sana. Non solo perché in una democrazia corrotta ognuno ha i mezzi per combattere la corruzione, come l’esistenza stessa del M5S oggi dimostra, ma soprattutto perché spesso le dittature nascono sane, si ammalano in seguito. 

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