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venerdì 8 maggio 2015

La versione di Salvini

Riuscire a far passare l’idea che la fonte di tutti i mali del paese sia stata identificata, e che quindi vi si possa finalmente porre rimedio, è per un politico come trovare l’elisir di lunga vita.
Salvini l’ha trovato nell’immigrazione. Ne deriva che il male è circoscritto e, cosa più importante, proviene da fuori, non ci appartiene. Un “blitz volante negli ostelli dei profughi” e un tweet su qualche cadavere ancora caldo e il gioco è fatto. Una versione elementare, quella di Salvini, ma efficace per una fascia di pubblico senza troppo pretese che in Italia tende ad aumentare. Non a caso the ignorance index ci vede al primo posto. A qualcosa le televisioni commerciali sono servite.
Ci sarebbe pure un'altra versione, un pochino più elaborata, e perciò stesso destinata a non raggiungere il target di cui sopra. Quella cioè secondo cui il vero problema in Italia è l’idea di legalità che è venuta meno, e prima di riguardare gli immigrati, riguarda gli italiani stessi, nonché quei forestieri che prontamente si adeguano, distruggendo una fontana o staccando un frammento di affresco a Pompei. Cose che in Germania o negli Usa non farebbero nemmeno col pensiero, ma che in Italia fanno tranquillamente. E a continuare in questa seconda versione si arriverebbe a un ex presidente del consiglio che, preoccupato esclusivamente di risolvere i suoi problemi, più di tutti l’idea di legalità ha demolito. E proseguendo ancora si arriverebbe a quello che nell’attività di demolitore è stato il suo principale alleato: il partito di Salvini.


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