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martedì 23 giugno 2015

Il rimorchio della storia

Sono passati poco più di quarant’anni da quando il referendum sancì l’affermazione del divorzio. Forse non tutti sanno che la campagna elettorale
che precedette il voto fu talmente aspra da sconfinare nel ridicolo, basti pensare alla censura della canzone di Gigliola Cinquetti “All’amore ho detto sì”. Anche allora il fronte cattolico paventò lo spettro della distruzione della famiglia con foto di bimbi terrorizzati dalla fuga dei genitori affisse sui manifesti. Ma la famiglia sopravvisse (altrimenti oggi non potrebbe essere nuovamente in pericolo).  
Negli anni successivi non sono stati in pochi coloro che pur essendosi spesi anima e corpo contro il divorzio hanno divorziato. Già questo fatto dovrebbe suonare strano all’orecchio del cattolico: se tu sei veramente cattolico osservi un precetto perché te lo impone la coscienza, non perché te lo vieta una norma. Invece molti di questi sedicenti cattolici hanno usufruito di una legge che contrasta coi principi della loro religione. Nella fattispecie, con un sacramento, cioè un fondamento della fede, non un digiuno quaresimale o un peccato veniale, e infatti fino a oggi ha comportato l’esclusione dalla comunione. Ciò che Dio unisce l’uomo non può dividere. I vari Casini e Adinolfi, invece, hanno disubbidito e ciò che Dio ha unito, loro hanno diviso.
Ma se al peccatore si addice l’espiazione e il silenzio, i vari Casini e Adinolfi sono invece peccatori sui generis, vogliono impedire agli altri di peccare in maniera diversa dalla loro. Presso un pubblico mediamente pensante la credibilità di questi personaggi dovrebbe essere zero. Se io fossi un cattolico osservante e contrario ai matrimoni gay, per prima cosa chiederei ai vari Adinolfi e Casini di tacere. Vorrei essere rappresentato da cattolici autentici, non da peccatori come loro, e mi sembrerebbe il minimo.
Invece nessuna voce si è levata tra la folla presente al family day per zittire quelli che, dal punto di vista cattolico, non avrebbero alcun diritto di scagliare la prima pietra, avendocelo il peccato, e, come detto, pure bello grosso. Ma ciò si può capire, poiché i partecipanti a questo genere di eventi sono quelli che si attardano, i più refrattari ai tempi che cambiano. Non è un caso che su questi temi le religioni si ritrovino unite. Alcuni leggono ciò come dimostrazione dell’universalità di un principio, ma per chi conosce la storia dimostra piuttosto come le forze oscurantiste sappiano compattarsi quando si sentono minacciate dal progresso.

L’unico aspetto che consola è che si tratta comunque di minoranze destinate ad assottigliarsi ulteriormente, sono minoranze che per così dire vanno al rimorchio della storia.  



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