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sabato 6 giugno 2015

La nuova destra

Un paio di decenni or sono Montanelli lamentava le difficoltà di veder nascere in Italia una destra normale. Con ciò intendendo un partito conservatore, a modello inglese o francese,
liberale, d’ispirazione laica e, soprattutto, con senso dello stato. Insomma, qualcosa che in Italia c’era già stato ai tempi di Cavour. Invece sembra che da noi non solo un partito di destra abbia l’obbligo di imbarcare tutti i bigotti, i nostalgici e gli esaltati in circolazione, ma che proprio a loro misura debba modellarsi. Un moderato finisce per trovarsi in esso nella stessa spiacevole condizione di quell’animale che offrì riparo al porcospino.

Fatalmente tendono a farsi strada figure anomale. Dopo l’imprenditore di successo tocca oggi allo studente d’insuccesso. Si mette da parte il mito dell’uomo che si è fatto da sé, che avrebbe dovuto essere guida di un popolo deciso a vincere in massa al superenalotto, per sostituirlo con quello che da sé si fa solo la grammatica, e di che tipo di popolo possa essere guida non ci vuole molto a immaginare. 

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