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sabato 20 giugno 2015

Laudato si'

Chi tra i principali leader di sinistra oserebbe sostenere che è inaccettabile che “i popoli paghino per le banche”?

Probabilmente nessuno. Si corre il rischio di essere etichettati come comunisti. Non più pericolosi, ma, peggio ancora, patetici, ultimi soldati giapponesi. Gli economisti di grido non si lascerebbero sfuggire la ghiotta occasione di ridicolizzarli, con la graffiante ironia che li distingue, ricordando loro che il Novecento è finito da un pezzo e che mentre loro se ne stavano a studiare Il capitale, il mondo cambiava.
Il papa questo coraggio l’ha avuto, e gliene va dato atto, tanto più che parla in un ambiente che la riscossa dei più deboli tradizionalmente affida all’altra vita, un ambiente nel quale non saranno stati in molti a fare i salti di gioia nel leggere la sua enciclica. Sicuramente non Bertone e Versaldi.

Non solo dunque tocca al capo della chiesa dire qualcosa di sinistra, ma la cosa ancor più curiosa è che il giorno dopo nessuno abbia preso, per così dire, la palla al balzo per dire che il problema più grande non è la crisi economica, bensì questo sistema economico. Nessuno tra la minoranza ospite di D’Alema, dove la presenza di diversi banchieri avrebbe forse reso l’uscita inopportuna. Nessuno, tanto meno, tra la sinistra di governo. Anzi, neanche a farlo apposta, a fianco della notizia dell’enciclica papale, i giornali riportano quella di nuove misure fiscali studiate dal governo in favore delle banche.

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