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martedì 14 luglio 2015

Essere Matteo Salvini

Essere Matteo Salvini è facile. Tanti ci provano, e sempre di più sono quelli che ci riescono. 
La mattina si da un’occhiata alle notizie
e se un italiano è perito per mano islamica o rom, gli si dedica una preghiera. Prima gli italiani. Ma se tutti i compatrioti sono sopravvissuti a quella furia omicida, la preghiera si può pure dedicare a un cristiano pakistano barbaramente dato alle fiamme o a un immigrato cristiano altrettanto barbaramente affogato da chi sappiamo noi.
Quindi ci si reca al lavoro con la propria ruspa. Può sembrare questa la parte più impegnativa, ma in realtà è molto più semplice di quanto sembra. La ruspa non è un jet: bastano quattro comandi a farla funzionare. 
A fine giornata si va al bar e per tutte le opinioni riportate dai giornali si esprime la stessa diagnosi: da ricoverare. Nel mondo di Matteo Salvini tutto ciò che non può essere estirpato con la ruspa necessita il ricovero. A cominciare da un papa che se ne va in giro con una curiosa croce a forma di falce e martello.
Poi si torna a casa, ci si connette su Facebook, si riassumono i tre momenti salienti della giornata sopra riportati e si manda un abbraccio ai fan, non prima però di averli informati del cantiere nel quale si sarà operativi il giorno successivo. 
Si smorzano li lumi, e bona sera.




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