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sabato 4 luglio 2015

La nemesi greca

La Goldman Sachs, che ha acquisito un ruolo di protagonista sul mercato mondiale dei derivati, è stata condannata per frode negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Australia.
Una banca con spiccate propensioni a delinquere a livello planetario, verrebbe da dire. Ma nello stesso tempo una banca di grande prestigio, se ha potuto annoverare tra i suoi collaboratori personaggi come gli ex presidenti del consiglio Prodi e Monti, l’ex ministro Grilli e l’ex primo ministro greco Papadamos, che nessuno ha mai accusato di dilettantismo.
Venendo alla crisi greca, dunque, il cosiddetto peccato originale, come ricordato da diversi giornali, risale a una decina di anni addietro, quando tra il 2001 e il 2002 la Grecia per entrare nella moneta unica truccò i propri conti. Un aspetto che invece sui giornali ha trovato meno risalto è che la regista dell’operazione, cioè la truffa, remunerata dal governo greco con una cifra superiore ai 300 milioni, fu proprio la banca d’affari Goldman Sachs, il cui vicepresidente europeo tra il 2002 e il 2005 era Mario Draghi. Una specie di nemesi, dunque, visto che oggi lo stesso Draghi, come capo della BCE, è uno dei membri di quella Troika che presenta il conto.

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