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martedì 14 luglio 2015

Più asini che falchi

Dunque, Tsipras ha rinunciato a svolgere fino in fondo quello che, dopo il referendum, sembrava essere il suo mandato, rifiutando di compiere
quel salto nel buio cui a questo punto le circostanze lo obbligavano. Nella partita a poker che si è giocata ha rinunciato a mostrare le sue carte. Le motivazioni, comprese quelle più strettamente umane legate al carattere del protagonista, si comprenderanno forse col passare del tempo. Non certo il tradimento, evocato dal fronte del fanatismo, visto che lo stesso Tsipras sarà probabilmente la prima vittima di questo accordo. Per adesso si possono enunciare quelle visibili. Tsipras ha perso: 1) perché era il più debole; 2) perché era solo, visto che anche quelli un po’ meno deboli si erano schierati col più forte.
Ma più che sulla sua sconfitta, è istruttivo riflettere sulla vittoria tedesca, in quanto mostra come nelle decisioni importanti non si tragga alcun insegnamento dal passato. “Più asini che falchi” è il bel titolo di Lettera43.

Alla conferenza di Parigi del 1918 Lloyd George e, soprattutto, Clemenceau ignorarono l’avvertimento di Wilson che metteva in guardia dalle conseguenze che un atteggiamento punitivo nei confronti della Germania avrebbe comportato. In primis, il risorgere del nazionalismo. Ebbene, a differenza di allora, oggi i nazisti non sono di là da venire, ma ci sono già, in Grecia e non solo in Grecia. Se i benefici di questo accordo per l’economia greca sono tutti da dimostrare, i suoi effetti sulla propaganda nazionalista sono sotto gli occhi di tutti. Se coloro che auspicano la dissoluzione dell’Unione Europea dovessero fare uno spot, non potrebbero ingaggiare testimonial migliori di Schaeuble o Junker.

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